Oltre il gioco: la quarta via per socializzare il cucciolo

Oltre il gioco: la quarta via per socializzare il cucciolo

Di solito, quando un cucciolo arriva in casa, si attiva una sorta di pressione sociale, sia interna sia esterna, che si esplicita in tre diversi percorsi: ci si sente in obbligo / ci viene detto di farlo socializzare subito con i cani portandolo alle puppy class o all’area cani oppure, all’opposto, di tenerlo in casa senza farlo uscire fino al termine del ciclo vaccinale o anche più a lungo, per timore di aggressioni.

Io non pratico nessuna delle tre opzioni.

  • Le puppy class rischiano spesso di essere il trionfo dell’eccitazione: i cuccioli corrono e si misurano con oggetti di diverse forme e dimensioni, in un’orgia di attività che li espone a moltissimi stimoli in un breve lasso di tempo. La presenza di adulti cosiddetti moderatori certamente è di supporto, ma l'efficacia dipende molto dal numero sia di cuccioli sia di adulti.
  • Le aree cani sono pericolose: non si conoscono i cani che le frequentano - spesso adulti anche di grandi dimensioni e dei quali nemmeno i proprietari conoscono interamente il carattere. Troppe volte ho visto cani, cuccioli inclusi, nascondersi sotto le panchine o dietro le gambe dei proprietari senza ricevere aiuto.
  • L'isolamento, infine, è impossibile produca competenze: il tempo che trascorre non crea nulla, a meno che durante quel tempo non si facciano esperienze guidate.

Lavoro quasi sempre con i miei cani, grazie ai quali ho creato la "quarta via", basata sul concetto di apprendimento sociale e sul rispetto dei tempi emotivi del cucciolo.

Senza nulla togliere all’importanza delle interazioni e del gioco tra coetanei - che favorisco e suggerisco appena possibile - il mio punto di partenza è sempre l'incontro con Cassio.

Cassio (maremmano di otto anni) è calmo, equilibrato, delicato, socialmente competente. Grazie a lui, il cucciolo impara la lezione più importante: osservare prima di agire. Cassio modula i comportamenti irruenti senza alterarsi: accoglie gli agguati del cucciolo e gestisce e regola la sua veemenza con leggeri movimenti del collo. Non abbaia, non ringhia. Porta gradualmente il cucciolo a rallentare, a fermarsi e ad annusare.

Con cuccioli timorosi si sdraia e rimane immobile: lo fa spontaneamente, senza che glielo abbia mai insegnato o richiesto. Sembra un gesto semplice, ma è una comunicazione potentissima: attraverso questa postura, infatti, comunica di non essere un pericolo, favorendo l’esplorazione olfattiva e infondendo calma e tranquillità. Come si vede in questi video:

La calma immobile di Cassio rappresenta un messaggio chiaro: "sono qui, sono grande, ma non sono una minaccia". Questo atteggiamento induce Arya ad avvicinarsi, restare, allontanarsi, tornare e osservare, supportata da una delle sue figure di riferimento che, accarezzando Cassio senza invitarla nè con le parole né con lo sguardo, crea una "bolla di sicurezza" e le dimostra concretamente che può fidarsi.

Nei due video successivi si nota come Cassio non si limiti a restare fermo ma aggiunga un'ulteriore rassicurazione per Arya: solleva leggermente la testa e rivolge lo sguardo prima alla proprietaria e poi a me, evitando di guardare la cucciola. E' una precisa scelta comunicativa, volta a non esercitare pressione sociale: non guardandola evita di sovraccaricarla (la mole del suo corpo è già sufficiente!) e le comunica che può rilassarsi e sentirsi libera di muoversi all'interno dello spazio condiviso perché lui non le chiederà niente.

Infine, nei prossimi due video si nota come Arya diventi più intraprendente nell'esplorazione olfattiva di Cassio, arrivando a sfiorare con il muso le sue zampe:

Arya ha appena iniziato il suo percorso con Cassio. Durante il nostro secondo incontro siamo andati a passeggio insieme: l'ho vista osservarlo e imitarlo, fermandosi dove si fermava lui per annusare le stesse tracce. E' un ottimo inizio ma occorre tempo prima che sia pronta per conoscere Olga, che solitamente inserisco in un momento successivo del lavoro.

In un secondo momento, che stabilirò sulla base della mia osservazione del cucciolo, inserisco Olga (rottweiler di undici anni): solida, sicura di sé, assertiva. Lei pone i limiti che Cassio non stabilisce, insegnando che non tutto è permesso e che è necessario rispettare gli spazi e le regole sociali. Olga è meno delicata di Cassio, ma non eccede mai perché mette in atto i suoi insegnamenti attraverso lo sguardo diretto, la postura e, quando necessario, l'abbaio.

Infine, quando il cucciolo sarà fisicamente ed emotivamente strutturato, inserisco Dea (maremmana di due anni), giovane, molto fisica ed energica. Solo un cucciolo che ha già acquisito competenze con Cassio e Olga può gestire un'interazione con lei. Dea è cresciuta con Cassio e Olga, tuttavia rimane un cane giovane e di grossa taglia. 

Nel caso di Olga e Dea mi trovo spesso a fare precedere gli incontri diretti con alcune passeggiate affiancate, in modo che i cani si conoscano sia visivamente sia olfattivamente prima del contatto diretto (che non considero tuttavia obbligatorio).

In questo percorso, il cucciolo sviluppa una competenza emotiva che gli  permetterà, da adulto, di gestire meglio le situazioni e i contesti.

Concludo con alcuni suggerimenti, che considero fondamentali per i neo-proprietari:

  •  Oltre a  cercare compagni di gioco, è bene cercare “maestri”: se il cucciolo non fa altro che correre e giocare non può imparare a modulare i suoi stati emotivi e il risultato sarà in breve un cane sempre attivo. L'alternanza di momenti di esplosione e situazioni vissute vicino a un cane adulto calmo, che esplora l’ambiente, annusa, si ferma a osservare e a riposare, insegna al cucciolo a passare da uno stato emotivo all'altro in modo fluido e senza difficoltà. 
  • La qualità è più importante della quantità. Non serve a nulla che il cucciolo incontri tanti cani: ne bastano pochi, ma adatti alla sua personalità.
  • Il proprietario è il garante della sua sicurezza: il cucciolo deve sempre sentirsi al sicuro, perché esclusivamente in questo stato d’animo può apprendere e sviluppare competenze. Se ad esempio si vede un cane troppo irruento in arrivo, occorre fare da scudo al proprio cane – non è lui a dover gestire, così piccolo, le minacce e le situazioni pericolose o semplicemente stressanti.
  • Affidarsi a un professionista che faccia affiancamenti con cani competenti e che proceda con gradualità nell'esporre il cucciolo alle esperienze: sono importanti, ma devono essere adeguate alle capacità del cane e susseguirsi in modo corretto, in modo da fornirgli gli strumenti per affrontare le diverse situazioni.

In conclusione, la socializzazione del cucciolo non è solo un evento sociale, ma anche e soprattutto un percorso educativo.  Un cane che sa osservare e riflettere ha a disposizione molti più strumenti comunicativi e competenze emotive per affrontare le situazioni, rispetto a un cane reattivo, stressato o che non ha potuto fare le giuste esperienze.

powered by social2s