L’approccio di Anerkuon al cane si fonda sulla zooantropologia, ovvero sullo studio della relazione con l’animale e su ciò che da essa scaturisce. Si basa inoltre sul riconoscimento dell’animale come soggetto senziente e portatore di individualità e significati. I pilastri concettuali di questo approccio sono:
Il rispetto delle diversità tra le specie. Non è affatto scontato che riusciamo a convivere con i nostri cani senza attribuire loro comportamenti e sentimenti umani: se si rincorrono in un’area cani vuol dire che stanno giocando, se ci leccano la faccia vuol dire che ci stanno baciando – solo per fare due piccoli esempi. I cani comunicano fra loro e con noi nello stesso modo, complesso e raffinato. Imparare la comunicazione del cane non è un optional. È la condizione necessaria per costruire una relazione funzionale.
L'educazione come dialogo. Le regole della convivenza possono essere insegnate senza imporre, ordinare e punire: definire limiti e libertà senza utilizzare la forza è non solo possibile ma anche efficace. Le relazioni più funzionali e durature nascono dalla comprensione reciproca, non dall'imposizione. Il cane non è un oggetto per soddisfare i nostri bisogni: è un soggetto con cui costruire un dialogo.
La valorizzazione della relazione. Il cane che vive con noi è uno degli elementi del complesso sistema di relazioni che è una famiglia. Non è possibile che i singoli individui agiscano, sentano, pensino senza influenzare e subire l'influenza degli altri. I cambiamenti più significativi avvengono quando è l'intera famiglia a modificare alcuni pattern, non solo quando il cane "impara" qualcosa.
La dimensione etica come fondamento imprescindibile di ogni intervento. Non si tratta di sentimentalismo, ma di un impegno preciso: guardare l'animale con attenzione e responsabilità. Riconoscerlo come soggetto senziente, degno di rispetto profondo. Per questo non concepisco l’utilizzo di strumenti coercitivi né di metodi impositivi o violenti.