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Mario Miccoli, Uomo cane, olio su cassetta di legno.

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Solo come un cane - gli effetti della polarizzazione in cinofilia

L'inasprimento della disputa tra addestratori ed educatori, per molti anni latente e celata e ultimamente resa manifesta e spesso messa strumentalmente in relazione con le recenti aggressioni di cani a esseri umani, sta producendo molti danni: la divulgazione della conoscenza, requisito basilare per creare consapevolezza e responsabilità nei proprietari, richiede un clima pacato e disponibilità al confronto, che l'agonismo e la competizione certo non favoriscono.

A causa delle aggressioni avvenute nei primi mesi di quest'anno, si è infatti ravvivata in modo violento una delle più antiche polemiche che dividono i due grandi approcci cinofili - quella tra collare a strozzo e pettorina. Mentre in passato lo scontro si limitava prevalentemente alla predilezione e alla critica di uno o dell'altro strumento, assistiamo adesso a un ampliamento degli argomenti su cui si esercita il contrasto: non soltanto gli strumenti ma anche e soprattutto la 'filosofia' e l'efficacia dell'una e dell'altra modalità di lavorare con i cani e i loro proprietari.

Solo come un cane - la polarizzazione

L’articolo Tentativi di (ri) costruzione, mostra come le reazioni più diffuse ai dolorosissimi fatti di cronaca che hanno visto cani e umani protagonisti si sono attestate su due posizioni antitetiche: “alcune razze/i cani sono pericolosi” ed “è colpa degli esseri umani”. Alla polarizzazione concettuale si è subito affiancata, inasprendosi, la polarizzazione tra addestratori ed educatori/istruttori cinofili.

Nonostante siano molti gli articoli che non aderiscono a nessuna di queste due posizioni, in tutti si rinviene un rimando a esse, per discostarsene e per motivare la propria visione -  a dimostrazione del fatto che sono ancora radicate e potenti nell'opinione comune.

Solo come un cane - Tentativi di (ri)costruzione

Gli episodi di aggressioni anche mortali su adulti e bambini da parte di cani che si sono susseguiti in questi ultimi mesi; il tono prevalente del “dibattito” e degli “approfondimenti” sui social, nelle trasmissioni televisive e sui giornali; la polarizzazione che si è creata tra educatori/istruttori e addestratori e, infine, l’investitura e soprattutto l’auto investitura da parte di alcuni appartenenti al mondo cinofilo a super esperti e detentori della verità assoluta, mi hanno spinto a ragionare e ad approfondire l’argomento.

Il motivo per cui inizio un ciclo di articoli su questi avvenimenti non risiede nel fatto che abbia ritenuto essenziale o importante rendere nota la mia opinione, bensì, al contrario, nel fatto che spesso proprio di opinioni personali si è discusso e, cercando fonti e dati scientifici per metterle alla prova della verifica, non ho trovato molto.

 

Il pensiero che vive

In un articolo di qualche tempo fa - risale infatti a fine novembre del 2021 (1), Paolo Pecere, che si occupa di filosofia e letteratura, recensisce due saggi scritti a distanza di sette anni l’uno dall’altro da due autori diversi:

Come pensano le foreste, di Eduardo Kohn, edito nel 2013 e

Metazoa, di Peter Godfrey-Smith, stampato nel 2020.

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